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28 Novembre 2011 - Articolo su Corriere delle Comunicazioni

Articolo apparso su Corriere delle Comunicazioni
n°19 - 28 novembre 2011

Storia e archeologia formato 3D. Così si creano nuovi mercati
Anche quest'anno ha avuto un ruolo rilevante all'interno di Dna.Italia il Mimos (Movimento Italiano Modellazione e Simulazione - www.mimos.it), che riunisce imprese, enti pubblici ed università, allo scopo di valorizzare la cultura del virtuale in Italia.

Il 3D Company Network, filiera integrata delle tecnologie 3D nata in seno a Mimos, ha presentato le più recenti applicazioni afferenti al Virtual Cultural Heritage, "disciplina di carattere scientifico e con grandi potenzialità di comunicazione, che sfrutta l'uso di sistemi virtuali per generare, esplorare ed interagire con ambienti storico-archeologici visualizzati in 3D", come spiega l'architetto Davide Borra (nella foto), presidente di Mimos e fondatore di NoReal (www.noreal.it).
Il virtuale offre "strumenti validi per la raccolta dei dati - dice Borra -, la loro successiva elaborazione ed interpretazione e la loro divulgazione pubblica" su cui fondare nuovi modelli culturali e didattici, ma anche "nuovi modelli di mercato applicati ad un settore di grande potenzialità, per il momento inespresse". "Si tratta di analizzare e comprendere la maggior parte delle fonti storiche a disposizione - spiega l'architetto -, rilevare la forma e l'immagine del manufatto attraverso tecniche tradizionali o contemporanee, produrre una o più ipotesi di completamento
o ricostruzione che abbiano un alto grado di corrispondenza ai dati in esame, costruire una narrazione intorno al soggetto, realizzare i modelli 3D del manufatti e dei contesti ipotizzati nelle varie fasi, produrre le sequenze video derivate dal calcolo del rendering e finalmente montare il tutto".
Secondo Borra le tecniche di imaging sviluppate per il VHC, insieme a geotagging e dispositivi mobili sempre più potenti e "leggeri" (fino ad "occhiali per la realtà aumentata"), possono dare fondamento ad applicazioni per le Smart City che siano "concrete e diffuse", secondo una visione "già alla portata del commercio", in cui il dato rilevante, sotto forma di informazione visiva complessa, raggiunge l'utente ovunque si trovi.

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